The Examiner

di Natale De Gregorio

Mese: marzo, 2013

La delusione di chi ci credeva (ma non troppo).

Il Presidente Napolitano

Il Presidente Napolitano

delusione

[de-lu-sió-ne] s.f1
Stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.

Sembra aver vinto la vecchia politica. I “saggi” proposti dal presidente Napolitano sono “saggi” e stagionati sul serio, il sistema al potere chiamato a rinnovare se stesso. Un paradosso nel paradosso, figlio del ritorno del professor Monti a capo di queste due “commissioni” che, come ormai spesso accade non corrisponde con le scelte elettive del popolo, non presenta elementi provenienti dal M5S, e che non si parli di tecnici, basta dare un’occhiata ai personaggi in questione per capire che provengono dalle fondamenta del sistema istituzionale che ci ha portato nel baratro in cui ci troviamo oggi. La commissione “politica-istituzionale” mette i brividi: Onida e Violante, di estrazione piddina. Se il primo è quello che desta meno preoccupazioni per il secondo non c’è bisogno di presentazioni, simbolo della storia antica e poco cristallina della Repubblica italiana. Mario Mauro, uomo di Monti; Quagliariello,  ex vicecapogruppo del PDL al Senato, il padre delle leggi ad personam a favore di Silvio Berlusconi, personaggio per cui il centrodestra voleva a tutti i costi una carica istituzionale.

L’altra commissione, quella delle emergenze economiche e sociali, non sembra essere da meno: partiamo con Giovannini, presidente dell’ISTAT, istituto mai propositivo in quanto a misure di sviluppo per il paese.; Pitruzzella, presidente dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, istituto quasi inutile vista l’assenza di una legge sul conflitto d’interessi; Milanesi e Bubbico, uomini radicatissimi nei loro rispettivi partiti, il primo vicino a Monti l’altro che viene direttamente dal PCI, ormai molto e sepolto; l’ultimo personaggio è Salvatore Rossi, membro del direttorio di Banca Italia, uomo in grande ascesa dopo il governo montiano.

Una scelta chiara quella di Napolitano: passare l’onere del rinnovamento all’uomo del Colle che verrà, una sorta di tentativo di addormentare il sistema parlamentare che, seppur volendo, troverà difficoltà nel dare ritmo e consistenza al cambiamento tanto agognato, alla rivoluzione di cui sembriamo aver bisogno. Torno, quindi, a sentir odore di muffa e vecchio, Napolitano è riuscito a deludere ancora una volta mettendo d’accordo tutte le forze politiche ad esclusione del M5S che, a questo punto, potrebbe assumere un valore etico ancora maggiore, l’unico disponibile a remar contro questo “Tsunami attempato”.

Natale De Gregorio

 

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«A cosa sarà servito avere le mani pulite, se le abbiamo tenute in tasca?»

«A cosa sarà servito avere le mani pulite, se le abbiamo tenute in tasca?»
Chiedere la fiducia ai grillini è come chiedere a un adolescente un po’ stronzo di dare una mano in casa.

Crimi-Lombardi

Crimi-Lombardi

-Nessuna fiducia nè alla Camera nè al Senato.(ma và?La prima delle vostre “nuove” proposte).
-Vorremmo la responsabilità di poter governare questo paese, in quel caso servirebbe la fiducia della altre forze politiche, la meritiamo, abbiamo il monopolio della Credibilità (con le mani in tasca).
-Siamo pronti a votare a favore delle proposte del PD caso per caso (in un governo che non avrà la fiducia e, quindi, potrebbe non partire mai).
-Ecco, l’ennesimo inciucio PD-PDL (che, se dovesse mai avvenire, sarebbe anche un po’ colpa vostra, una conseguenza del vostro immobilismo; inciucio che, guardando con l’occhio malandrino del vecchio politicante, porterebbe altre perdite di consensi per il PD e il PDL. Dove andrebbero a finire questi voti? Indovinate un po’, nel tritatutto sociale M5S).

Soffermarsi sulle analisi caso per caso mi sembra ripetitivo, fiumi di parole sono già stati spesi. Adesso vorrei che i votanti del MoVimento si facessero sentire, esprimessero le loro opinioni. Non credo ci sia bisogno di dire che il tempo stringe e mi sembra un peccato  conservare le mani “pulite” per poi tenere le braccia conserte.

Natale De Gregorio

Inciuci, fatti e misfatti.

Bersani VS Grillo

Bersani VS Grillo

Anticorruzione, conflitto d’interessi, moralità della vita pubblica, l’economia, la questione sociale e i temi ambientali. Parte da questi otto punti la strategia governativa di Pierluigi Bersani, frutto della consapevolezza delle difficoltà che arriveranno adesso, il problema sarà ottenere la fiducia al Senato. Il modus operandi non sembra discostarsi più di tanto da quello utilizzato per ottenere la presidenza di Camera e Senato: rinnovamento, punti in agenda condivisibili da tutte le forze politiche. L’obiettivo è, soprattutto, sfruttare un’ ipotetica frattura nel M5S, non più derivante dalla scelta di libera coscienza, ma dal “non-trattamento” di Grillo nei confronti dei “suoi” deputati e senatori. Poca fiducia, insomma. Andrea Malagutti su “La Stampa” descrive così la situazione: “Il mostro a due teste. Grillo e Casaleggio in cima alla montagna incantata, gli altri a valle a portare acqua, divisi in tre sottogruppi, I talebani, gli spaventati, i trattativisti. Si risana una frattura così?”
L’impressione è che molti non parlino per paura, anche buona parte dei trattativisti; ed è proprio per questo che non mi sento di escludere una sorpresa nel giorno della fiducia, una seconda frattura nel movimento nascosta dietro la scelta etica, di coscienza. Dal mio punto di vista, Grillo paradossalmente sembra non aspettare altro, una tale divisione gli servirebbe per purificare il movimento dai “voltagabbana”, fortificare ulteriormente “l’ideologia” della sua creatura, la  durezza e l’intransigenza dei suoi modi di fare politica.

Fiducia?

Fiducia?

Parlare della realtà interna al centrodestra potrebbe sembrare più semplice, la forte coesione con la Lega e la continua legittimazione di Berlusconi a leader del movimento trasmettono compattezza a prima vista. In realtà c’è una parte della coalizione che rivendica posizioni autonome rispetto a quelle di Berlusconi, un gruppo che si è dichiarato autonomista spostandosi prima nel gruppo misto e, in secondo momento, creando un gruppo autonomo, Grande autonomia e libertà. Questo traffico di deputati certamente non sta a significare che voteranno a favore del governo Bersani, ma sicuramente la distanza che consegnerebbe al leader del PD la fiducia si riduce ad una quindicina di voti, numeri per niente impossibili. Una volta ottenuta la fiducia tutto diventerebbe più facile, proprio per l’oggettiva importanza dei temi proposti dal nuovo governo, temi sensibili e condivisi da tutte le forze politiche. Senza dimenticare che, con il dimezzamento dei parlamentari, il ritorno al voto rappresenterebbe il pericolo di rimanere fuori dai giochi e questo potrebbe far durare la legislatura più di quanto si ci possa aspettare.

 

Natale De Gregorio

“Extra Omnes” di Aureliano Iaccarino

Uno tsunami non può, per definizione, fare distinzione di sorta quando decide di abbattersi contro qualcosa. L’Italia di oggi, l’Italia (proprietà privata) dei partiti, non ha bisogno di una banale alta marea dovuta all’attrazione di una luna digitale.

Sì come una rivoluzione armata non può fare prigionieri ed è, per definizione, l’esaltazione della violenza, non certo “un pranzo di gala”. Una pacifica rivoluzione democratica, che già per come si definisce rappresenta una sfida contro un ambizioso quanto pluri-ossimorico accostamento di termini, non può accontentarsi del “meno peggio”. Non può piegarsi alla logica del voto utile. Quella stessa logica usata, pochi giorni fa, dai due “grandi” partiti per cercare di delegittimare, con spirito, quello sì, fortemente antidemocratico, la scelta dei ragazzi del M5S sulla scheda elettorale.

Che differenza c’è tra il votare Grasso solo perché di là c’è Schifani con il votare PD solo perché di là c’è lo Scott Summers di Arcore?

Perché si pretende una (del tutto) presunta responsabilità da parte di un movimento nato per essere di rottura, quando persino Monti, quello scelto (da Napolitano, PDL e soprattutto PD) per salvare e salvaguardare  proprio la reputazione dell’Italia, non si sente in dovere di schierarsi contro Schifani? (L’aver schierato quest’ultimo da parte del PDL, poi, meriterebbe un post dedicato. Un post riguardante possibili inciuci ed inciucetti. Un ultimo, (e mica tanto) disperato tentativo di rigettare il corpo estraneo da parte dell’obbrobrioso mostro “Bicamerale”. Ma non vale la pena soffermarcisi poiché, ad oggi, si tratterebbe di odiosa fantapolitica. Basterà aspettare pochi giorni, però, per capire se trattasi invece di indecente Realpolitik.)

Qui non servono sfide a singolar tenzone con tanto di schiaffetto con  guantino bianco. La necessità è quella di una totale rottura, di una nuova cultura.

La scelta del M5S è stata fatta da una maggioranza di italiani, non moderati ma semplicemente incazzati in quanto disperati. Esso deve anzitutto farsi portavoce di questo malcontento e dire ad un’unica laica voce:

Extra omnes!”.

Fuori tutti i vecchi partiti e di conseguenza i loro, seppur rispettabilissimi, rappresentanti.

Gli attuali partiti sono (gl)i (ir)responsabili di questo disastro che, per fortuna, ancora chiamiamo Italia.

Alzando pian piano l’asticella si finirà, prima, per votare questa legge per evitare che quel poco di buono ke essa contiene si perda, poi per votare quella fiducia per evitare di riportare il Paese verso le fauci dell’inumano ed antisociale mostro “spread”.

E questa sarebbe la rivoluzione, il cambiamento radicale?

Perchè non è stata trasmessa la riunione pre-voto del M5S? Dov’è la democratica trasparenza che si oppone alla tipica segretezza delle stanze del potere?

Che i maiali si siano già alzati su due gambe dopo così poco tempo? Siano già diventati “più uguali degli altri?

Non credo. Non voglio crederci.

Voglio illudermi ancora una volta, un’ultima volta. Anche perché se oggi abbiamo Boldrini/Grasso anziché le cariatidi Franceschini/Finocchiaro non lo si deve certo ad uno SPONTANEO rinnovamento del PD, ma proprio a Grillo ed al suo movimento. Chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire.

Dirimente sarà la trasmissione o meno in diretta streaming delle consultazioni. Dirimente tra una visione ottimistica o pessimistica del prossimo futuro politico del M5S, del Parlamento, del Paese. Certo, anche in quel caso, non sarà un giudizio finale dal sapore apocalittico. Giudizio che ogni homo sapiens sapiens meritevole di questa doppia qualificazione (che comunque reputo fortemente esagerata, a prescindere) sa bene di dover post-porre alla fine di un tragitto e non al nastro di partenza.

Per un pugno di dollari-Sergio Leone

La Fattoria degli Animali-George Orwell

…sperando che il mio prossimo post non debba prender le mosse dalle illuminanti parole di Miranda riguardo le rivoluzioni, nel capolavoro di Sergio Leone.

Aureliano Iaccarino

Scelta di libera coscienza, eufemismo o eterogeneità?

Piero Grasso e Laura Boldrini

Piero Grasso e Laura Boldrini

Grasso 137 voti, Schifani 117 voti, le schede bianche sono state 52, le nulle 7. Sarebbero dovute risultare 74 schede bianche o nulle; lo scarto è di 15, da dividersi tra i due gruppi che avevano dato indicazioni per la scheda bianca. In pratica M5S e Scelta Civica si spaccano sull’ elezione del Presidente del Senato. I primi “sospettati” di non aver seguito le direttive di partito sono i grillini, la spaccatura dei montiani la considero poco credibile: secondo il tg di La7, il capogruppo di Scelta Civica cronometrava i senatori al voto(metodo deciso in riunione pre-voto), se qualcuno di loro avesse impiegato troppo tempo sarebbe stato accusato di “tradimento”. Anche questa è la politica. Va analizzata con attenzione la “scelta di libera coscienza” del Movimento 5 Stelle, sa tanto di eufemismo, è una questione che deriva intrinsecamente dalla struttura eterogenea del Movimento, mi aspettavo scelte non dettate da ordini dall’alto, mi aspettavo scelte vicine agli ideali e alle proposte di centrosinistra. Tutto questo, in politica, si chiama spaccatura, a prescindere da quella che può essere una scelta sacrosanta e indiscutibile come quella di Piero Grasso. Assegnerei un punto a favore e un punto a sfavore al PD. La strategia di lasciare la Camera a Vendola è stata pienamente ripagata dalla vittoria anche al Senato, è stato proprio SEL il tramite per l’avvicinamento idealistico di alcuni grillini, quella forbice di 15 voti deriva anche da questo. Quello che, però, mi ha colpito negativamente è la poca corrispondenza tra le parole di Grasso al primo discorso da Presidente del Senato e l’atteggiamento di questi giorni del PD: l’apertura ad un confronto solo con il M5S e non con le altre forze politiche non va di pari passo con “lo spirito di unità nazionale, il senso di concordia e responsabilità” predicati dall’ex magistrato antimafia. La rottura con il PDL renderà le grandi votazioni più difficili, bisognava tener conto di questo, non so quanto questo possa essere un governo istituzionale, restano stretti gli spazi di manovra per il Presidente Napolitano in sede di consultazione. Tuttavia, in conclusione, non si può che essere felici per la scelta di Grasso e della Boldrini, rappresentanti della nuova politica,  personaggi di levatura morale e intellettuale altissima, esempi di equità e di impegno per il bene comune; questo mi sembra, senza dubbio, un punto da attribuire a favore dell’Italia intera.

Ringrazio il mio grande amico Michele Vitiello (Twitter:@mi_vitiello) per spunti di riflessione e collaborazione in questo articolo. E’ stato scritto praticamente a 4 mani, grazie alla tecnologia le idee non temono più la distanza.

Natale De Gregorio