The Examiner

Nelle nuove avventure si parte sempre con buoni propositi, con ottimismo; e quale miglior proposito se non dare atto al lettore delle sue conoscenze, accumulate in tanti anni di libertà di stampa e informazione. Il 5 marzo 1876 il primo editoriale de “Il Corriere della Sera” recitava così:” Pubblico, vogliamo parlarti chiaro. In diciassette anni di regime libero tu hai imparato di molte cose. Oramai non ti lasci gabbare dalle frasi. Sai leggere fra le righe e conosci il valore delle gonfie dichiarazioni e delle declamazioni solenni d’altri tempi. La tua educazione politica è matura. L’arguzia, l’esprit ti affascina ancora, ma l’enfasi ti lascia freddo e la violenza ti dà fastidio. Vuoi che si dica pane al pane e non si faccia un trave d’una fessura. Sai che un fatto è un fatto e una parola non è che una parola, e sai che in politica, più che nelle altre cose di questo mondo, dalla parola al fatto, come diceva il proverbio, v’ha un gran tatto. Noi dunque lasciamo da parte la retorica, e veniamo a parlarti chiaro.” Oggi, dopo 137 anni, dopo evoluzioni di pensiero, innovazioni tecnologiche, fatti e misfatti politici, sento di poter utilizzare lo stesso concetto: il lettore ha, nei giorni nostri, le  basi necessarie per analizzare e valutare le informazioni e le opinioni che gli vengono proposte. Il paradosso del mondo politico, anche nell’ambito dell’opinione, è la distanza tra chi la “res publica” la pratica e chi la “subisce”, paradosso che assume dimensioni ancor più assurde considerandolo nel contesto dei newmedia e dell’informazione universale. Questo blog vorrebbe porsi tra le due parti, a metà, al fine di ridurre questa distanza, di dare capacità di ascolto a chi non si rende disponibile a farlo e voce a chi non ne ha la possibilità diretta. Il nome “The Examiner”, con gentile concessione di Taylor Swift, esprime la voglia di imporsi come garante per i cittadini ed “esaminatore” delle amministrazioni locali, del governo nazionale e di tutto quello che ha a che fare con il “commonwealth”, il benessere comune. I tempi sembrano essere maturi, siamo alle porte della Terza Repubblica, sembra esserci maggiore spazio per la partecipazione del popolo: partecipazione è sinonimo di responsabilità civica. Mettiamola in atto.