The Examiner

di Natale De Gregorio

Categoria: Politica Interna

F-35: il Parlamento è sovrano, forse.

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“Il Parlamento non può avere diritto di veto sulle scelte relative all’ammodernamento delle forze armate, che spettano invece all’esecutivo”.
È tutta in questa frase del Consiglio Supremo di Difesa la “bocciatura” da parte del Quirinale dello stop temporaneo deciso dal Parlamento in merito all’acquisto di nuovi F35, in attesa dei risultati di un’indagine conoscitiva. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha presieduto ieri, al palazzo del Quirinale, una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, organo di rilievo costituzionale presieduto da lui stesso (come stabilito dall’articolo 87 della Costituzione).
Il Consiglio, “nel riaffermare il ruolo insostituibile delle forze armate, ha esaminato i principali scenari di crisi e l’andamento delle missioni internazionali, anche in vista del decreto autorizzativo per il quarto trimestre, che sarà in linea con gli impegni assunti nella prima parte dell’anno, confermando una sensibile riduzione di presenze e di oneri rispetto al passato”, si legge nel comunicato diffuso dal Quirinale. Poi il passaggio più rilevante per quanto riguarda gli F35 e la recente mozione votata, dopo una lunga trattativa, da Pd, Pdl e Scelta Civica, su spinta del Partito Democratico. A parere del Consiglio Supremo, la facoltà del Parlamento di condurre indagini conoscitive (ed eventualmente sindacare sui programmi di ammodernamento delle forze armate) “non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo”. Tradotto in parole semplici: sui programmi di ammodernamento delle forze armate, e quindi anche sull’acquisto dei cacciabombardieri F35, decide il governo. Nella nota del Consiglio Supremo di Difesa non si fa esplicito riferimento ai caccia F35, né al recente dibattito parlamentare. Tuttavia, il Consiglio spiega che “la progressiva integrazione europea, in coordinamento con l’evoluzione della Nato, e la realizzazione di capacità congiunte costituiscono presupposti fondamentali per l’approntamento di forze in grado di far fronte efficacemente alle esigenze di sicurezza e di salvaguardia della pace”.

Ecco un’altra parte centrale:

Questa è la prospettiva da perseguire, anche in considerazione della limitatezza delle risorse disponibili e dell’entità, da un lato, degli investimenti da effettuare per la sicurezza e la difesa e della gravità, dall’altro, delle esigenze di rilancio della crescita e dell’occupazione. A parere del Consiglio Supremo, tale visione è conforme allo spirito ed al disposto della legge 244, anche per quanto attiene alle necessità conoscitive e di eventuale sindacato delle commissioni difesa sui programmi di ammodernamento delle forze armate, fermo restando che, nel quadro di un rapporto fiduciario che non può che essere fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli, tale facoltà del parlamento non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo.

 

Vanni Salvemini
L’articolo sul blog di Vanni Salvemini

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De Angelis nuovo coordinatore: il Pdl santanellese si rinnova.

Qui di seguito il comunicato del Pdl Sant’Agnello dopo la nomina del nuovo coordinatore cittadino:

Il Coordinamento Provinciale Pdl di Napoli, d’intesa con il Coordinatore Regionale, ha proceduto alla nomina del coordinatore delegato comunale PDL sul territorio di Sant’Agnello: sarà Giuseppe De Angelis, giovane 25enne sant’anellese, laureato in Ingegneria Informatica e impegnato da anni nella politica cittadina. “Una carica è sempre un onore ed un onere – ha dichiarato il nuovo coordinatore del Pdl di Sant’Agnello – sono molto contento di poter rappresentare il comune di Sant’Agnello per il mio partito, molto radicato sul territorio del mio paese grazie anche alla figura di Antonino Castellano, a cui vanno i miei ringraziamenti per la fiducia dimostratami. Con questa “riorganizzazione” del Pdl speriamo si possa ottenere una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica attiva del paese”.

“Diario dell’Assemblea di un partito che non c’è ancora” di Franky Mauro

L'assemblea

L’assemblea

Levataccia, soprattutto dopo aver fatto tardi la sera prima: le 6.30 non sono un orario da sabato mattina. Fatto sta che “scarpe rotte eppur bisogna andar” come cantavano i partigiani, loro andavano “a conquistare la rossa primavera” mentre a noi ci tocca l’Assemblea Nazionale del PD dove si deciderà il futuro prossimo del Partito.
Suona il citofono, è tempo di andare. Partiamo in macchina, siamo in quattro dalla penisola sorrentina (Valentino Vasale, Raffaele Coccurullo e Antonio D’Aniello, oltre al sottoscritto: tutti Giovani Democratici ormai passati in serie A, nel Partito), ci aggregheremo al gruppo #occupyPD con cui condividiamo le istanze (congresso subito e con primarie aperte, più inclusività e chiarezza). Mi tocca anche pagare la colazione a tutti perché ho fatto tardi. Arrivati nei pressi di Roma ci ritroviamo a fare i conti con la “Nota Logistica” fornita dal Partito, ossia le indicazioni per raggiungere il luogo dell’evento, la Fiera di Roma. Tra uscite del raccordo non segnalate, complanare, Alitalia e inversioni di marcia, più che delle istruzioni sembra una supercazzola. Nel frattempo il navigatore continua a suggerirci di “mantenere la sinistra”, è un chiaro messaggio politico: in assenza di leader anche il tomtom diventa oracolo.
Arriviamo a destinazione quando il grosso dei delegati all’assemblea è già dentro, giusto in tempo per l’arrivo di Matteo Renzi. Non sono sicuro ci fosse anche lui tra il cumulo di telecamere e microfoni del circo mediatico. Circo, sì, perché spintoni, scatti e salti così non li fanno neanche le bestie. A pagarne le spese anche la Bonafè, la pasionaria renziana viene letteralmente estromessa dalla discussione e allontanata con poca delicatezza dal suo mentore.
Quel che accade dopo è molto confuso. Dentro iniziano i lavori dell’assemblea, fuori noi di #occupyPD e i giornalisti che gareggiano a chi intervista più militanti in maglietta “Siamo più dei 101”, da noi vengono La7, Radio Popolare e un’altra emittente che però non ricordo.
Iniziamo a compattarci, dall’interno ci viene offerto di far entrare una nostra delegazione. Uno di noi, Antonio D’Aniello, viene inserito nella lista come rappresentante della Campania e decidiamo che si entra solo per chiedere di fare entrare tutti. Mozione rigettata da chi dirige i lavori e ci ritroviamo di nuovo tutti fuori, punto e a capo. Ci sediamo tutti a terra per bloccare l’ingresso, il circo mediatico ci accerchia e parte una contro-assemblea. Ma fa caldo e il sole batte. Malgrado la security, forziamo le transenne e ci sediamo nell’atrio: almeno c’è ombra. Arrivano Anna Paola Concia e David Sassoli e ricomincia la contro-assemblea. Il circo mediatico è sempre lì, cade il microfono della giornalista di Piazzapulita e colpisce in testa una ragazza ma l’ilarità dura poco: la presidenza dell’assemblea accetta che qualcuno di noi entri dentro a leggere il nostro documento. Il tempo di alzarmi e scopro che saremo io e Ludovica Cioria (sì, quella del microfono) ad andare sul palco, siamo i più giovani del gruppo e il gruppo ha deciso così. L’on. Concia ci fa entrare con lei nel padiglione e poi in sala, adattiamo il documento al contesto e andiamo su. Legge la ragazza, chiamiamola galanteria ma in realtà se lo merita più di me per l’impegno in #occupyPD, io resto a fianco in posa da corazziere. In sovrappeso ma pur sempre un corazziere.
Usciamo fuori e Ludovica viene “assalita” dai giornalisti, mentre il vantaggio di essere corazziere è che non ti si fila nessuno, tranne “Il Resto del Carlino”.
Ritrovo gli altri, inspiegabilmente entrati all’interno del padiglione, e ci mettiamo a girovagare. Sono tutti lì: Emiliano (sindaco di Bari), Renzi con il suo circo mediatico, la Bindi, Orfini con panino e birra (“è come fare occupazione a scuola”). Salutiamo Pippo Civati invitandolo a tornare in penisola ma dice di essere impegnato per un po’. Andiamo via. Autogrill e traffico.

L’Assemblea ha deciso di non decidere, noi abbiamo deciso che prenderemo il Partito. Nel frattempo lo occupiamo.

 

Franky Mauro

Scrutatori sorteggiati per le comunali:i nominativi. Due passi avanti e uno indietro.

Gli scrutatori

Gli scrutatori

Apparentemente una piccola vittoria di chi chiede trasparenza e rinnovamento nella res publica, nelle amministrazioni politiche. Un sorteggio per decidere gli scrutinatori delle prossime elezioni comunali che, però, visto da vicino sembra più un palliativo, un modo per accontentare chi aveva protestato. La commissione elettorale del Comune di Sant’Agnello riunitasi stamane ha deciso così.
La vittoria sta soprattutto nell’essere riusciti ad escludere chi aveva già ricoperto il ruolo nelle ultime elezioni politiche. La sconfitta deriva dall’albo da cui si è proceduto ad estrarre i nominativi: vecchio, non aggiornato, obsoleto.
Lo dimostra l’età media (non è passata la proposta di eliminare gli over 30 dal sorteggio, cambiamento si, ma andiamoci piano, gli scossoni mettono paura). Siamo contenti a metà insomma, la nomina era un metodo teso ad alimentare il clientelismo dilagante nelle amministrazioni locali, un modo per vendere un diritto del cittadino sottoforma di “piacere” dal politico di turno. Due passi avanti e uno indietro.

Sezione 1
Esposito Valentina 23/9/83
Trapani Marcella 18/10/75
Russo Fortunata 28/10/64
Aversa Annalisa 28/12/87

Sezione 2
Guarracino Giuseppina 10/10/64
De Angelis Aniello 21/6/83
Pollio Germana 9/9/63
Colucci Rosanna 20/11/70

Sezione 3
Maresca Roberto 26/1/84
Mauriello Antonietta 22/11/68
Maresca Teresa 26/2/85
Di Maio Antonietta 31/1/55

Sezione 4
Miccio Catella 23/1/64
Crispo Giuseppina 29/11/55
Iaccarino Daniela 23/10/85
Barbone Roberta 25/2/83

Sezione 5
D’Apice Ernesta 4/2/66
Coppola Massimo 21/6/74
Pollio Valeria 21/12/87
Russo Rita 6/8/58

Sezione 6
Coppola Raffaele 15/5/71
Guarracino Antonino 12/12/77
Ercolano Patrizia 28/3/82
De Angelis Paolo 2/9/83

Sezione 7
Maresca Luisa 17/11/66
Gargiulo Marianna 4/3/71
Gargiulo Rodolfo 29/7/84
Gargiulo Maria Teresa 10/8/74

Sezione 8
Maresca Anna 17/8/86
Longobardi Antonella 13/6/68
Carrino Raffaele 12/2/81
Russio Marilena 20/10/79

A breve seguiranno i nominativi dei supplenti.

Il Governo dalle mani legate e dai passi incerti

Enrico Letta

Enrico Letta

21 ministri, di cui 7 donne, un recordNove sono del Pd, 5 del Pdl, 3 di Scelta Civica e 4 “tecnici”. Ecco il governo Letta, il figlio delle larghe vedute, il frutto della paura bipartisan tutta italiana, il risultato dell’inciucio.

Con il segretario del Pdl Angelino Alfano vicepremier e ministro degli Interni, il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni all’Economia e la leader radicale Emma Bonino agli Esteri. Un governo «politico», considerando erroneamente ancora viva questa parola nel nostro paese. Filippo Patroni Griffi, già ministro del governo Monti, resterà al fianco di Letta nella veste di sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. La presenza di Alfano come vicepremier e titolare del Viminale, è lo specchio dell’intesa di governo tra Pd e Pdl. Al ministero degli Esteri approda Bonino, personaggio controverso, accostato ad una carica dall’inizio delle consultazione. Trasloca invece dagli Interni alla Giustizia Anna Maria Cancellieri, piccola vittoria montiana, il minister della Giustizia.
Nomi esterni alla politica sono quelli di Saccomanni all’Economia e del presidente dell’Istat Enrico Giovannini al Lavoro e alle Politiche sociali. Al dicastero della Difesa si insedierà Mario Mauro, capogruppo di Scelta civica al Senato. Il sindaco di Padova Flavio Zanonato (Pd) avrà la responsabilità dello Sviluppo economico. Alle Infrastrutture e Trasporti arriva Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera.
Alle Politiche agricole la deputata Pdl Nunzia De Girolamo, all’Ambiente il deputato Pd Andrea Orlando, all’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza, ex rettore dell’Istituto Sant’Anna di Pisa e
deputato Pd. Ai Beni e attività culturali e Turismo approda Massimo Bray, direttore editoriale Treccani e deputato Pd. La Salute va alla pidiellina Beatrice Lorenzin.
Quanto ai ministeri senza portafoglio, confermato agli Affari europei il ministro del governo Monti Enzo Moavero Milanesi. Agli Affari regionali e autonomie c’è Graziano Del Rio, presidente dell’Anci. Alla Coesione territoriale il sociologo Carlo Trigilia, ai Rapporti con il Parlamento il deputato Pd Dario FRanceschini, alle Riforme Costituzionali il senatore Pdl Gaetano Quagliariello, all’Integrazione Cecile Kyenge, originaria del Congo, alle Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili la campionessa olimpica e senatrice Pd, nata in Germania, Josefa Idem, alla Pubblica amministrazione e semplificazione Gianpiero D’Alia (Udc).

Un governo che si segnala soprattutto per le assenze, tanti dei nomi altisonanti sono stati evitati, troppi “compagni di alleanza” avrebbero storto il naso. Sono i primi segnali di un eterogeneità che può far del male, che può creare delle crepe nel paese. Questo, secondo il mio modesto punto di vista, potrebbe essere il governo del “non fare”, il governo delle mani legate, dei passi incerti. Non potranno esserci falcate decise verso una legge sul conflitto d’interessi, su una legge anti-corruzione, su una modifica sostanziale della legge elettorale. I due schieramenti si condizioneranno a vicenda, si guarderanno sott’occhio, cercheranno di evitare le naturali divergenze che dovrebbero esserci tra due visioni politiche opposte. E’ la sconfitta dell’idealismo, fatta passare per dovere etico verso lo stato disastroso del nostro paese. La parte dell’Italia che aveva annunciato rinnovamento e cambio generazionale nella classe politica resta ancora ferma e convinta sulla propria posizione di “intolleranza!. Avrebbe avuto la possibilità di partecipare attivamente, fungendo da peso, facendo spostare l’ago della bilancia. Mentre si autocelebravano e si guardavano allo specchio, narcisi, esaltando la loro pseudo-pulizia e la loro estraneità dalla politica vecchio stampo, ci hanno pensato gli altri a fare da peso, equilibrando del tutto la bilancia.

 

Natale De Gregorio